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Qui si favola

Barbablù e il femminile che si risveglia

Nel mio lavoro di insegnante, interprete di fiabe 2.0 e nel mio percorso di accompagnamento alla crescita personale, incontro ogni giorno persone che sentono il bisogno di tornare a sé, di ritrovare la parte più viva, intuitiva e creativa di sé stesse.
Per farlo, uso un linguaggio antico e modernissimo allo stesso tempo: quello delle fiabe.
Tra tutte, Barbablù è una delle più potenti.

  • Una fiaba che non accarezza — scuote.

  • Che non consola — rivela.

  • Che non chiude gli occhi — li spalanca.

La fiaba di Barbablù: quando il femminile viene fatto a pezzi

Barbablù non è solo un marito violento o un personaggio oscuro: è il simbolo di un potere che inghiotte, che domina, che distrugge ciò che non riesce a controllare.
Rappresenta la parte della nostra psiche che teme la verità, il tacere alla consapevolezza, che sacrifica la vitalità in nome della reputazione, del ruolo, dell’immagine.
La giovane sposa è invece la parte femminile del Sé:
la creatività, l’intuizione, la bellezza, la capacità di accogliere e creare forme di vita nuove.
È quella parte che spesso, nella vita adulta, mettiamo in secondo piano per:

  • essere all’altezza

  • non deludere le aspettative

  • non “rovinare” la carriera

  • non rischiare il giudizio

  • non uscire dai confini del ruolo

E così, un pezzo alla volta, la nostra interiorità si indebolisce.
Fino a quando, dentro di noi, nasce una stanza chiusa.

La stanza proibita: ciò che abbiamo paura di vedere

La giovane sposa di Barbablù riceve una chiave.
Una chiave che apre una porta proibita.
Quella stanza contiene tutte le versioni del suo sé  che sono state soppresse:
i desideri che non ha ascoltato, le intuizioni negate, il coraggio rimandato, la creatività nascosta.
Esattamente come accade a noi.

  • La stanza proibita è il luogo della verità.

  • La verità su chi siamo.

  • Su cosa abbiamo sacrificato.

  • Su ciò che desideriamo per davvero.

Eppure… la verità ci fa paura.
Per questo la rinchiudiamo nel castello del dovere, del prestigio, del “devo” e “non posso”.

Guardare la verità con la giusta chiave

Ma arriva sempre un momento in cui la chiave brucia in tasca.
In cui non possiamo più fare finta di nulla.
In cui sentiamo che aprire quella porta è l’unico modo per tornare interi.
Quella chiave è la consapevolezza, ed è il coraggio che ci permette di usarla.

  • Quando apriamo la porta, la luce entra.

  • E la luce non distrugge: rivela.

  • Rivela dove siamo state ferite, dove ci siamo negate, dove abbiamo rinunciato a noi stesse.

Eppure, proprio da lì nasce la possibilità di rinascere.

Perché questa fiaba è attuale, oggi più che mai

Viviamo in una società che ci invita a essere efficienti, impeccabili, performanti.
Ma non ci insegna a essere interi.
Ogni volta che scegliamo il ruolo invece dell’autenticità,
la reputazione invece della verità, la paura invece dell’espressione creativa, mettiamo un pezzo del nostro femminile nella stanza proibita.
E così, un dolore dopo l’altro, quella stanza si riempie.
La fiaba di Barbablù ci ricorda che il castello non è una prigione: diventa una prigione solo quando rinunciamo alla chiave.

Fiabe 2.0: il ponte tra simbolo e vita quotidiana

In Quisifavola traduco queste storie antiche in strumenti moderni:
percorsi narrativi, letture simboliche, pratiche interiori.
Le fiabe diventano:

  • specchi delle nostre ferite

  • mappe del nostro mondo emotivo

  • strumenti di comprensione

  • inviti a tornare al sé

  • porte verso una creatività più viva

Quando accompagno le persone, non porto soltanto una storia.
Porto un archetipo.
Un’immagine che si muove, che parla, che risveglia.
E Barbablù è una delle immagini più trasformative che abbiamo a disposizione.

Diventare interi: il vero finale di Barbablù

La fiaba non ci chiede di sconfiggere un mostro.

  • Ci chiede di riconoscerlo.

  • Di guardarlo negli occhi.

  • E poi di tornare a noi stesse, più forti, più unite, più consapevoli.

Il femminile vero — quello che crea, che ascolta, che sente, che trasforma — non muore mai davvero:
aspetta solo di essere liberato.
Aprire quella porta è il primo gesto d’amore verso la nostra interezza.
E ogni volta che lo facciamo, dentro di noi nasce un nuovo inizio.